Inizio > Escursioni > Anello di Punta Corvo (SP), 31 agosto 2008

Dettagli escursione

Bocca di Magra-S.Croce-Batteria di Punta Bianca-Punta Corvo-Montemarcello-S.Croce-Bocca di Magra

Giunti a Bocca di Magra (SP, 4 m.), porta meridionale del Parco Naturale Regionale di Montemarcello-Magra, lasciamo l'auto al parcheggio che si trova sulla sponda destra del fiume, poco prima della zona commerciale e turistica del porticciolo.
Consumato sul lungofiume, con bella vista sulle Alpi Apuane, il nostro solito leggero ma gustoso pranzo al sacco grazie ai panini preparati da Emanuela, ci dirigiamo verso il porto proseguendo lungo via Fabbricotti. Dopo una sosta per il caffè al ristorante Capannina Ciccio, e uno sguardo - purtroppo dall'esterno del cancello chiuso - ai resti della villa romana marittima antistante il porticciolo medesimo, imbocchiamo verso monte via Canale, raggiungendo l'inizio del nostro itinerario.

Il sentiero, contrassegnato con il segnavia bianco/rosso n. 3 (che individua l'Alta Via del Golfo, di cui percorriamo il tratto finale), inizia proprio all'angolo con il parcheggio e risale decisamente verso sud il pendio su cui sorgono le ultime abitazioni di Bocca di Magra, fino a confluire nell'asfaltata per il monastero di Santa Croce del Corvo (38). In vista del complesso conventual-alberghiero, lasciamo a destra la carrabile proseguendo su un viottolo che ne contorna il parco. Nuovamente sull'asfaltata, la manteniamo seguendo a sinistra il segnavia 3a, con bel panorama sulla foce del Magra e sulle Alpi Apuane, mentre l'AVG taglia decisamente a destra verso monte. Si prosegue in falsopiano (70) sullo stradello ex militare che segue il profilo della costa attraverso la Valle del Caneto, oggi sede di lussuosi complessi turistici che si intravedono a sinistra dietro robuste recinzioni, mentre sulla destra si superano due grotte naturali adibite durante la II guerra mondiale a depositi; accanto alla prima, una lapide ricorda l'eccidio nazista in cui caddero, fucilati sommariamente, 15 militari della missione Ginny.
La strada, ormai sterrata, conduce in breve alla Batteria di Punta Bianca, plesso difensivo del secondo conflitto mondiale posto a presidio di un ampio tratto della costa tirrenica e, dopo l'8 settembre, della Linea Gotica; il nome deriva dal piccolo ed incantevole promontorio sottostante, formato da candide ed abbaglianti rocce calcaree cavate già in epoca romana per decorare ville ed edifici pubblici di Luni.

Mentre il sentiero 3a scende a sinistra verso la marina di Punta Bianca, costituita da piatti blocchi posati dai militari come rudimentale pontile al servizio della batteria, noi proseguiamo brevemente lungo la costa sul sentiero 3b; trascurato il sentiero 4a, che sale a destra per Montemarcello, subito dopo (80) imbocchiamo il 4 che si stacca sempre a destra in direzione Tellaro, abbandonando il 3b che scende a Cala Marola. Il tragitto si snoda per un buon tratto a mezza costa tra la macchia mediterranea, superando passaggi esposti allo sgretolamento della falesia soprastante e perciò ricoperti da detriti, e si inerpica poi decisamente verso l'interno (95) per superare i contrafforti meridionali della Cima del Vignale. Si sale a continui zigzag su terreno sabbioso, provati dalla pendenza e dalla calura, acquistando in pochi tornanti 100 metri di quota; solo al bivio (195) con il sentiero 4b per Montemarcello, che lasciamo a destra mantenendo il 4, il percorso spiana, tornando a seguire l'andamento della costa attraverso un'ombrosa pineta. Superato un ghiaione, scendiamo un poco per poi salire gradualmente, con la piatta Cima del Vignale ad allontanarsi progressivamente dalla vista, lungo la falesia di Punta Corvo, che ormai si scorge tra la vegetazione. Trascurato (250) anche il sentiero 4b che sale a destra verso Montemarcello, di cui stiamo ormai lambendo le case sparse, procedendo in falsopiano raggiungiamo in breve la piazzola attrezzata (220) a sinistra della quale inizia la ripida discesa verso la spiaggia di Punta Corvo.
Nonostante la sofferenza di GiElle, azzoppato dopo pochi metri da un movimento errato che ha compromesso - in modo fortunatamente transitorio - la funzionalità del legamento esterno del ginocchio destro, riusciamo a scendere i 700 scalini, che la mano dell'uomo ha sapientemente ricavato dal digradare naturale del terreno: la cala è senz'altro suggestiva, incastonata tra cupe falesie a picco sul mare (a cui si deve anche il tono più scuro della ghiaietta che ammanta la spiaggia e dell'acqua della baia), ma certo l'affollamento di bagnanti, riversati dai battelli che attraccano con frequenza da ora di punta (30-40'), toglie all'escursionista il piacere della conquista di un angolo selvaggio ed accessibile solo a pochi coraggiosi, come per esempio Schiara. Del resto, si sa che il periodo migliore per le escursioni al mare non è certo l'estate...ma anche il montanaro più incallito ogni tanto vagheggia di bagnarsi in mare sotto il solleone, confidando che le proprie fatiche siano ripagate da scenari poco accessibili alla massa!

Ci tratteniamo quasi 3 ore godendoci la spiaggia (affollata sì, ma con poca cagnara e niente rifiuti) e qualche bagno nel mare subito profondo ed indubbiamente pulito, per poi affrontare la faticosa risalita dei 700 gradini fino alla piazzola attrezzata. Qui imbocchiamo il sentiero 3d che, alla nostra sinistra, sale a Montemarcello (284) rasentandone le prime case sparse, tra giardini e coltivi: la distanza è breve ed il percorso agevole, ma occorre prestare attenzione dopo poche centinaia di metri a deviare a destra (segnavia poco evidente) su un tratturo nella boscaglia, mentre la carrareccia che si sta percorrendo prosegue dritta verso un gruppo di case. Il tratturo confluisce rapidamente nella lastricata che segna l'inizio dell'abitato, con belle vedute sulla costa e sul borgo stesso: la conformazione urbanistica evidenzia sia l'origine romana sia gli interventi medievali, a partire dalla strada maestra che percorriamo, transitando accanto agli uffici del Parco (che inspiegabilmente hanno già adottato i ridottissimi orari invernali nonostante l'estate sia ben lungi dall'essere terminata).
Usciti dall'abitato, si scende verso Bocca di Magra per comoda mulattiera che taglia dritto nella boscaglia, in parte ancora lastricata a rivelarne la natura di antica via di collegamento tra i due centri (ci piacerebbe però che le opere di scavo per la posa delle condutture delle villette lambite dal tracciato prevedessero oneri di salvaguardia del manto originario, testimonianza vivente di civiltà contadina ed edilizia pubblica), contrassegnata dal familiare segnavia 3/AVG: infatti, confluisce su asfaltata all'altezza del monastero di Santa Croce del Corvo, nel punto in cui all'andata l'avevamo abbandonato seguendo il 3a lungo la carrabile. Di qui, facciamo ritorno a Bocca di Magra per la stessa via percorsa all'andata.

Distanza percorsa: 9,35 km
Tempo impiegato: 2h 53'
Energia impiegata: 720,2 KCal

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Cartina del percorso372 visite
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Bocca di Magra, lungofiume156 visite
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Bocca di Magra, porticciolo90 visite
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Bocca di Magra, villa romana137 visite
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Bocca di Magra, inizio sentiero per Punta Corvo183 visite
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Bocca di Magra ed Alpi Apuane dal monastero di Santa Croce116 visite
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Grotta-deposito della II guerra mondiale204 visite
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Batteria di Punta Bianca, doppia casamatta155 visite
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Grotta-deposito verso Punta Bianca146 visite
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Batteria di Punta Bianca, centrale di tiro e osservatorio163 visite
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Salita della Cima del Vignale122 visite
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Muretti a secco scendendo verso Punta Corvo122 visite
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Punta Bianca dal sentiero verso Punta Corvo157 visite
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Ghiaione e Cima del Vignale procedendo verso Punta Corvo128 visite
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Cima del Vignale dal sentiero per Punta Corvo108 visite
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Il...tronco nella roccia?137 visite
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